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 published: 2009-01-21

Mostrare il nostro carisma, farlo conoscere ed internazionalizzare pensando in categorie globali

L’intervista a P. Guillermo Mario Cassone, gennaio 2008

 

P. Guillermo Mario Cassone

P. Guillermo Mario Cassone

Fr. Guillermo Mario Cassone

P. Guillermo Mario Cassone

 

Bei der Feier der heiligen Messe im Heiligtum in Köln

Celebrando la Santa Misa en el Santuario de Colonia

Celebrating Holy Mass in the Shrine in Cologne

Bei der Feier der heiligen Messe im Heiligtum in Köln

Fotos: Archiv © 2009

 
   

ROMA, Cecilia Tre. P. Guillermo Mario Cassone, argentino, risiede a Roma dal mese di febbraio dell’anno scorso. Il suo compito è lavorare, insieme con un’equipe di Padri argentini, non solo con i differenti Gruppi che stanno sorgendo in Italia e con la Campagna, bensì anche in una parrocchia romana consegnata ai Padri di Schoenstatt dal Vicariato di Roma. P. Guillermo Mario Cassone, conosciuto dai lettori di schoenstatt.de come corrispondente a Roma, racconta in un’intervista fatta a Schoenstatt qual è il compito "Schoenstatt in Italia" nella parrocchia dei Santi Patroni, il messaggio del Santo Padre e la sua visione di Schoenstatt al servizio della Chiesa Universale.

P. Guillermo Mario Carssone ci parla del suo lavoro nella parrocchia: "Per noi è stata tutta una sfida, perché dovevamo imparare la lingua, la cultura, lo stile di condurre una parrocchia romana...non solo italiana ma romana".Concretamente significa "esercitarsi per una buone predica, preparando i temi, le parole adatte, i sinonimi per riuscire ad esprimersi con parole italiane che fossero attuali" Nonostante la sfida di un nuovo principio, "siamo contenti, credo che in un anno abbiamo ottenuto che ci conoscano, che ci vogliano bene ed anche apprezzino la nostra forma di lavorare"

Un primo passo

P. Guillermo Cassone ci racconta alcune esperienze, parlando della difficoltà di portare Schoenstatt ad una parrocchia in un paese come l’Italia, dove il Movimento appena sta nascendo. Ricordo che i primi mesi, concretamente nella Quaresima, abbiamo benedetto casa per casa e in ogni casa oltre benedire, si salutava con alcune parole d’augurio, lasciando sempre un’Immagine della Mater con gli orari della parrocchia, delle Messe, delle cerimonie della Settimana Santa e un saluto pasquale. Si chiama Benedizione Pasquale delle case, che ci ha permesso conoscere e che ci conoscessero, ed entrare nelle famiglie."

Al contempo hanno cominciato a sorgere a poco a poco nuovi gruppi di gioventù: "P. Ludovico – superiore della casa, incaricato del Movimento di Schoenstatt in Italia e lavorando nella pastorale universitaria di Roma – organizza tra le tante attività una Messa Internazionale a cui assistono giovani universitari. Al terminare la Messa sempre restano a compartire una cena tipica, se ci sono giovani di differenti paesi, cantano, passando un momento di simpatica familiarità. Già si sono formati due gruppi di questo gruppo di giovani che partecipa alla Messa: uno della Gioventù Femminile ed uno della Gioventù Maschile, che hanno suggellato la loro Alleanza d’Amore con Maria" E aggiunge: "Innanzi tutto è un servizio, poiché è una Messa della Gioventù, cui molti assistono interessati in Schoenstatt, è una specie di fonte e speriamo che in futuro sorgano altri gruppi"

Parlando di Giovanni Pozzobon

P. Guillermo Mario racconta le differenti esperienze, che sorgono al giungere ad un paese, in cui Schoenstatt sta appena nascendo, ma dove al contempo tutti sono alla tappa del primo amore. Qual è stata la sua esperienza più profonda in questo senso? "Ricordo che mi è toccato celebrare la Messa il 18 maggio, presente molta gente della regione del Lazio, circa 250 persone, e dovevo dare testimonianza di Giovanni Pozzobon che io avevo conosciuto. Ho potuto parlare in un italiano abbastanza corretto, poiché erano alcuni mesi che ero in Italia. Mi ha impressionato l’eco che ha avuto sulla gente, come domandavano e come s’interessavano soprattutto quando hanno saputo che Giovanni era di origine italiana, e di tutto lo sviluppo di questa Madonna Pellegrina tanto attiva. Quell’esperienza è stata molto bella. Poi abbiamo concelebrato la Messa con Padre Ludovico, che ha parlato in una parte della predica, e Suor Fernanda, brasiliana, ha raccontato le sue esperienze con Giovanni Pozzobon. E tutto ha creato un’atmosfera speciale.

Si deve sapere parlare come Paolo che portava la Parola ai greci e ai romani, anche senza sapere le lingue.

Vivere a Roma, quasi automaticamente, porta a sentirsi uniti con la Chiesa Universale, con il Santo Padre. Benedetto XVI si è espresso negli ultimi tempi con una speciale enfasi in alcuni argomenti, tanto nelle sue allocuzioni, quanto nella sua catechesi. Uno dei temi cui sempre ritorna è la bellezza di essere cristiano, così come la gioia di vivere la fede. "La bellezza e la gioia sono due parole che in fondo hanno a che vedere con la speranza e che uniscono tutta la sua catechesi".

L’Anno Paolino è un altro grand’argomento nelle prediche del Santo Padre. Il Movimento di Schoenstatt lo ha assunto a livello mondiale con forza, il che è una gran gioia per alcuni che vivono tanto vicino al Santo Padre e al cuore della Chiesa. È, infatti, importante non solo, pensare in una presenza fisica del Movimento a Roma, bensì anche nella presenza della Chiesa in Schoenstatt e nei temi che preoccupano il Santo Padre, le sue inquietudini. "Credo che abbiamo risposto all’Anno Paolino. Paolo è una figura molto cara al nostro Padre Fondatore, ci sono una quantità di citazioni di Paolo nei suoi scritti, inoltre lui s’identifica con Paolo nel campo di concentramento di Dachau. Ma anche fin dagli inizi di Schoenstatt l’impulso missionario è stato molto forte, così come l’identificazione con Gesù Cristo essendo un Movimento molto mariano, ed anche Movimento concentrato nella Figura di Dio Padre"

E aggiunge: "Qualche volta noi cristiani siamo troppo timidi, particolarmente noi schoenstattiani. Non si deve avere timore, si deve saper parlare come Paolo, che portava la Parola ai greci e ai romani, nonostante non sapesse le lingue. Credo che quest’Anno paolino è anche una sfida in questo senso".

Il Santuario di tutti noi

Non si può parlare di Roma senza parlare del Santuario di Belmonte. La preparazione per la benedizione del Santuario di Belmonte è stata per molti schoenstattiano un’esperienza di partecipazione e d’incontro, un’esperienza d’internazionalità e di famiglia, e al contempo un’esperienza di Chiesa. "Credo che così come l’esperienza vissuta e la preparazione è stato qualcosa d’internazionale, questo Santuario si deve sentire come qualcosa proprio. Il Padre Fondatore, perciò, lo ha voluto, lo ha proposto e gli ha messo quel nome ricordandoci che la Chiesa è la madre comune di tutti i cattolici". [....] "In questo senso è un Santuario che conserva quella coscienza di missione. Si deve perciò, associare sempre il Vaticano con Belmonte: il Vaticano è la Chiesa per tutti i paesi e Belmonte è un Santuario che porta Schoenstatt al cuore della Chiesa, affinché si diffonda e si faccia conoscere dappertutto"

La benedizione del Santuario a Roma ha cambiato anche la coscienza di Schoenstatt a livello popolare, aggiunge, "realmente abbiamo una missione per la Chiesa"

Roma, una città molto speciale per ciascun cattolico

A quasi un anno dal suo arrivo a Roma, sono sorte esperienze speciali, forme di pensare, e di vivere che fanno sentire Schoenstatt realmente come una piccola Chiesa. "Roma è per un cattolico una città molto speciale. È dove si orienta la vita della Chiesa, dove a livello Ecclesiale è rappresentato il mondo e vivendovi a ciascuno si apre la mente e il cuore alla Chiesa Universale. "È l’aria che anche respira Schoenstatt...l’aria dell’universalità e della internazionalità. Il luogo d’origine, con il Santuario Originale, è quello che Il Vaticano con San Pietro è per la Chiesa, dice P. Guillermo Mario. "Schoenstatt per molti anni si era identificato come un movimento tedesco. Oggi si sa che si trova nell’America Latina, in Europa dell’Est, in India, in Africa, negli Stai Uniti, e continua a diffondersi" [...]"A noi tocca essere il ponte tra quel Schoenstatt originale, che è la fonte e dove sempre dobbiamo ritornare, e un Schoenstatt internazionale che il Padre ha fondato a Dachau dicendo che Schoenstatt non è solo per la Germania, bensì per il mondo. L’impulso, perciò, che ogni paese possieda il suo Santuario, che giunga al cuore della gente di quel luogo e si radichi nel carisma".

Al terminare l’intervista P. Guillermo ci lascia un missione dove "Il Padre Fondatore usava un’immagine molto bella di Paolo che diceva: ‘Il cuore di Paolo era tanto vasto come il mondo ’. Dio voglia che si possa dire lo stesso di ciascun schoenstattiano, un cuore ampio, internazionale, globale, che a Schoenstatt ingrandisce, perché un carisma rinchiuso non serve. Questo è la nostra sfida per i prossimi anni: mostrare il nostro carisma, farlo conoscere ed internazionalizzarlo, pensando in categorie globali"

Traduzione: Maria Tedeschi, La Plata, Argentina

 


 

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Last Update: 27.01.2009